Radici impressioniste
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Kolossal d'arte a Brescia
La nascita del paesaggio moderno nella pittura europea, da genere minore a "punta di diamante", fatta coincidere con la nascita del paesaggio impressionista mentre il paesaggio urbano e sociale di una città (Brescia) viene scosso, anche fisicamente, dall'immissione di otto mostre. Con inizio 28 ottobre (cinque) e 20 gennaio 2007 e con centri di irraggiamento il Museo di Santa Giulia e il Castello. Siamo infatti al passaggio 2006-2007, il terzo ciclo o "una nuova avventura" del programma "Lo splendore dell'arte" progettato da Marco Goldìn con la città che da un paio d'anni non è più solo del tondino di ferro, delle armi e della "Mille Miglia". A fare da locomotiva a Santa Giulia "Turner e gli impressionisti" con "Mondrian" ("col suo mirabile, e certo un po' ignorato, periodo figurativo"). E nello stesso museo le mostre di Licini (anche lui figurativo) e Pirandello (le nature morte). E in Castello (Piccolo e Grande Miglio) Gianquinto, Guarienti (paesaggi e autoritratti 1994-2006), Forgioli, Lavagnino.
La mostra principe è intitolata a "Turner e gli impressionisti. La grande storia del paesaggio moderno in Europa" (dal 28 ottobre al 25 marzo 2007), ma potrebbe anche essere intitolata al "Big Bang" della luce e quindi del colore, alla esplosione primordiale del paesaggio, alla dissoluzione della luce che trascina i colori, ma anche persone e cose, pezzi di città, da Turner a Monet, inizio e termine ideale della mostra. Con una contrazione dell'universo-paesaggio in una entità apparentemente limitata, il giardino, ma il giardino ancora di Monet con lo stagno di Giverny, termine fisico della mostra.
Agognata da molti anni, studiata da quattro e realizzata in un anno per riunire 285 dipinti: una mostra che è molto cresciuta fra le mani di Goldìn. Dalla fine del Settecento ai primi venti anni del Novecento. Una mostra che si presta a varie chiavi di visita, suggerisce ancora Goldìn. "Un percorso non velocissimo isolando i quadri che più ci piacciono. Ci sono capolavori molto conosciuti e riconoscibili, dai Turner della Tate alle ninfee di Manet, a Van Gogh. C'è di tutto, ma secondo un percorso molto preciso. Ai visitatori chiedo un piccolo sforzo in più di attenzione. Ci sono 26 Monet. I famosi dipinti nel giardino di Giverny. Ci sono due dei suoi ultimi sei dipinti intitolati 'Giardino attraverso le rose'".
La prima parola spetta quindi a Turner (Joseph Mallord William Turner), grandissimo pittore e grandissimo nome che "non è uno specchietto per le allodole" perché in mostra ci sono 35 fra olii e acquerelli, con alcune "opere memorabili" come i due acquerelli con cui nel 1799 partecipò al diploma di pittura, di una "modernità sconvolgente". Goldìn non teme i contraccolpi della mostra "Turner and Venice" che si è tenuta fra 2004 e 2005 a Venezia, al Correr, anche se fra gli organizzatori c'era la Tate Britain. Le prenotazioni superano finora quota 160 mila. La Tate, che alla mostra di Goldìn ha dato sei dipinti, è il museo che custodisce la maggior parte dell'opera di Turner. Alla morte nel 1851 il pittore aveva infatti lasciato in eredità una ricca collezione di dipinti augurandosi che fosse riunita in un museo pubblico. Nel 1987 il suo desiderio veniva realizzato con l'apertura della Clore Gallery in un'ala della Tate. Turner è uno degli artisti che più hanno viaggiato. Dal primo viaggio all'estero nel 1802, sulle Alpi, da Savoia a Delfinato e Svizzera.
In mostra si passa da un Turner quasi tradizionale come "Sheerness vista da Nore" del 1808 in cui sono riconoscibili barche e vascelli, marinai con la pipa, porto e città in lontananza, all'"eterno delle luci entro i confini di ciò che non è più paesaggio e quasi più nemmeno natura, ma soltanto luce", come "La mattina dopo il naufragio" del 1835 o "Tempesta sul mare" del 1840-45. O addirittura come un pulviscolo luminoso, "La Val d'Aosta" del 1840-45 che dato il soggetto potrebbe immaginarsi una tempesta di neve dorata. Sono numerosissime le opere che "a rigor di canone, vanno registrate come 'non finitè (gli studi di nuvole, i cieli tempestosi e le turbolente marine), ma esse costituiscono degli autentici capolavori che anticipano tanta parte della pittura che verrà". Un dissolvimento della natura nella luce e nel colore.
A Turner è affiancato John Constable (15 dipinti), i due maggiori protagonisti, al di fuori della Francia, di una nuova interpretazione del paesaggio rispetto al Settecento. Constable seguendo le vie del "realismo che si tramuta in lume nuovo sulle cose", fondamentale fonte della scuola di Barbizon ("Padiglioni da pesca" nel parco di Alresford Hall, del 1816 e "Ingresso di Malvern Hall" del 1821).
Fonte: Goffredo Silvestri per la Repubblica.it del 26 ottobre 2006.
Ubicazione
:.Italia :.Lombardia :.Brescia
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