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L'OPERA D'ARTE FRA CONFLITTO E SUPERAMENTO

Un modo tutto inedito di presentare ventidue fra gli artisti di maggior richiamo dell’arte contemporanea nazionale e internazionale. Per la prima volta nella sua storia il forte di Gavi, dal 1946 sotto la Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici, apre le sue stanze a una collettiva di ampio respiro dal titolo “Polemos. L’opera d’arte fra conflitto e superamento”, che rimarrà aperta al pubblico dal 2 luglio al 1 ottobre 2006.

L’iniziativa, promossa dalla Provincia di Alessandria, si inquadra in una serie di iniziative della Regione e Sovrintendenza per i Beni Storici e Paesaggistici del Piemonte, realizzate con il sostegno della Fondazione della Cassa di Risparmio di Alessandria e
volte a valorizzare il patrimonio del territorio da un punto di vista culturale,economico e sociale.

Ideata da Daniela Cristadoro, Presidente di Agalma, Associazione culturale nata con lo specifico obbiettivo di promuovere la rivalutazione del patrimonio storico-artistico e insieme la diffusione della conoscenza dell’arte contemporanea, la mostra è stata
curata dalla critica e storica dell’arte Angela Madesani e si interroga sull’origine dell’opera d’arte,individuando nel conflitto tra l’essere umano e la realtà che lo circonda la motivazione profonda che spinge l’artista a creare.

Di tutte le cose Polemos è padre.
(Eraclito)


Polemos è parola greca che si traduce con guerra, conflitto; e proprio nell’idea di scontro e della contesa la mostra individua il suo tema di fondo: da quello interiore a quello tra l’individuo e la realtà che lo circonda, sino alle collisioni della storia con i suoi
drammi ai quali l’arte non rimane estranea.

Ma il titolo della mostra, Polemos: l’opera d’arte tra conflitto e superamento, allude anche a quel conflitto iniziale da cui tutto il cosmo prende origine e forma e al suo continuo superamento e riproposizione nell’esistenza di tutte le cose.
La scelta del Forte di Gavi per dare vita e sviluppare le tematiche della mostra non è dunque per nulla casuale.

Un luogo con le sue specifiche caratteristiche di difesa, ma anche di detenzione - durante il secondo conflitto mondiale i tedeschi lo adibirono a campo di prigionia dei soldati italiani - diventa punto di riferimento costante per gli artisti e la scelta delle
loro opere, alcune delle quali appositamente realizzate per la mostra.

E’ il caso di uno dei maggiori esponenti contemporanei, Christian Boltanski, che torna sulla dimensione temporale come memoria con la rilettura di uno storico lavoro dal titolo Reserve Lac des Mort, un rettangolo sul pavimento formato da abiti usati illuminati da fioche lampadine, per insistere sui temi della precarietà effimera dell’esistenza, del destino di uomini e donne dimenticati o schiacciati dalla storia, del trascorrere del tempo leggibile solo attraverso la lente soggettiva del ricordo; dell’istallazione Il sogno di Saturno di Federico De Leonardis, un anello di otto metri di diametro formato da frammenti di ferro di cava sospesi in aria da fili, che ruota virtualmente nello spazio; dell’installazione di Christiane Löhr, che realizza strutture geometriche regolari in equilibrio fra le forme della natura e quelle create dall’uomo, usando materiali organici, quali semi, bacche e crini di cavallo; o ancora di Metameria, scultura di Ferruccio Ascari, composta di una serie di elementi in ferro, disposti secondo un ordine crescente e decrescente, in cui la forma sta in bilico tra mondo animale e mondo vegetale e sembra generata da un segreto impulso vitale; della grande scultura in rocchetti di filo di ferro e alcuni feltri incisi o strappati di Rolando Deval, delle stampe digitali che indagano i meccanismi mentali del pensiero e della percezione di Mauro Ghiglione con My hands your hands ;infine degli oggetti-sculture di Flavio Favelli che attraverso oggetti d'uso, vecchi pezzi di mobilio ricrea uno spazio della memoria in un luogo altro, alieno, o dei grandi disegni Elisabeth Scherffig dove i detriti, i resti indisfacimento della vita quotidiana tendono a essere riassorbiti dalla natura.

Infine l ’artista svizzera Francine Mury, con tre grandi libri d'artista sul conflitto tra il bianco e il nero, tra il buio e la luce, realizzati per l'occasione. Nella costruzione della mostra si è guardato all'opera d'arte come a un processo mai in quiete e mai in equilibrio. Un campo di battaglia dove le convenzioni visive acquisite cedono il passo ad un modo inedito di guardare il mondo;dove di volta in volta, caso per caso, prendono forma conflitti particolari: tra segno e campo, tra bidimensionalità e tridimensionalità, tra l'opera medesima e lo spazio che la contiene, tra l ’occhio di chi guarda e la cosa vista, tra il visibile e l’invisibile.

Polemos si snoda attraverso un percorso suggestivo, che vede accostati lavori realizzati con diverse tecniche, che rispecchiano il diverso approccio artistico di ogni autore, dalla scultura alla fotografia, dalle installazioni ai video, secondo un percorso che vuole mettere in luce la diversa relazione delle opere stesse col tema di fondo della mostra.

Di grande rilievo la sezione dedicata alla fotografia, all’interno della Manica Lunga del Forte di Gavi, dove video e immagini fotografiche sono un riferimento forte e vivo ai conflitti del nostro tempo: dagli scatti di Gabriele Basilico, documentarista internazionale, che proporrà cinque grandi stampe dedicate alla Beirut bombardata nel 1991, al giovane ventottenne newyorchese Brian McKee, che da alcuni anni gira il mondo scattando potenti immagini delle rovine generate dalla guerra, e che in mostra
porterà alcuni lavori del ciclo Detritus (2002) dedicato all’Afghanistan bombardato dall’aviazione americana.

Contrapposte ai lavori di Basilico e McKee, ventidue istantanee a colori di Ralf Peters del ciclo Petrol stations (scatti realizzati a partire dal1998), per stimolare la riflessione su uno degli aspetti più eclatanti e attuali delle guerre suscitate nel Medio Oriente da interessi politico-economici legati al petrolio: immagini di pompe di benzina, deserte, nel buio della notte.
Sempre nell’ex Opificio del Forte e dedicate al tema della guerra vista come tragedia epocale, si potrà ammirare lo straordinario cortometraggio d’animazione Zeno Writing (2002) dell’artista sudafricano William Kentridge. Narrazioni frammentarie che hanno come spunto la tragica storia recente del suo Paese, l’apartheid e le violenze seguite alla sua fine, ma non escludono incursioni nella storia e nella letteratura europea, come nel caso del video in mostra, omaggio allo scrittore italiano Italo Svevo.

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:.Italia :.Piemonte :.Alessandria

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