Marina Abramovic
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La ricerca femminile del sacro
Il nome Lilith riconduce ad alcuni aspetti magici, a volte sinistri, a simboli come il serpente o la civetta, animale lunare per eccellenza, o ancora al salice che, fin dai tempi più antichi, è ritenuto albero sacro a tutte le Dee della guerra e dell’amore. L’origine di Lilith si perde nella notte dei tempi. Nei miti babilonesi e assiri era ritenuto un demone femminile che, con l’approssimarsi delle tenebre, usciva dalla terra o dal mare per sedurre gli uomini con la sua splendente bellezza. Per i Babilonesi, questo archetipo femminile-lunare costituiva un elemento turbatore dell’ordine familiare e sociale.
Nel mito ebraico si afferma che Lilith sia stata la prima donna comparsa sulla terra, creata da Dio direttamente dal fango come Adamo. I due non riuscirono mai ad andare d’accordo: Adamo voleva avere la supremazia sulla Terra, Lilith pretendeva gli stessi diritti e rifiutava di sottomettersi alla sua volontà. Quindi lei abbandonò il suo compagno iniziando a vivere un’esistenza errabonda. Dio la relegò in fondo al mare e da una costola di Adamo generò Eva.
A Lilith e, quindi, al Femminino Sacro, è dedicata la mostra dal titolo Oltre Lilith, progettata e curata da Rosetta Zozzini, promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Frascati e dall’Associazione culturale RosArte. Oltre Lilith ( 8 ottobre – 26 novembre), attraverso le opere di 22 artiste contemporanee di fama internazionale, affronta il tema della controversa oscurità femminile collegandosi al personaggio biblico di Lilith per raggiungere una dimensione superiore: quella del sacro.
Ognuna di queste artiste, attraverso il proprio linguaggio che spazia dalla fotografia alla pittura, dalle video proiezioni alla scultura, ha voluto raccontare la propria esperienza della ricerca del sacro tutta al femminile. Obiettivo comune delle opere, è mostrare come tale ricerca possa condurre ad una nuova e diversa coscienza femminile sia individuale che collettiva. Opere che parlano della donna come cacciatrice, madre, sognatrice, esploratrice. Opere in cui le donne s’intersecano profondamente con la natura uscendone in simbiosi, confondendosi quasi con la spiritualità che arde in essa.
E’ una domanda ben precisa il filo che lega i lavori di queste 22 artiste: esiste una specifica sacralità femminile o il senso del sacro va al di là delle differenze di genere? A rispondere è Patrizia Terreno attraverso un saggio, ospitato nel catalogo della mostra, edito da Gangemi. Patrizia Terreno, partendo dalle quattro fasi energetiche che ogni donna attraversa e che ciclicamente si ripetono lungo la sua esistenza (dall’adolescenza alla giovinezza, alla piena maturità fino alla tarda maturità), spiega come queste fasi espongano la donna alle quattro energie che compongono il femminile: quella della caccia o verginità, del nutrimento, del sogno e dell’esplorazione. Proprio basandosi su di esse si tenta di riscoprire il senso specifico di sacralità legato alla donna. Da qui la differenza tra ‘sacro maschile’ e ‘sacro femminile’ basata proprio su una differenza energetica, di percezione e di sperimentazione.
Fonte: Ilaria Oriente per Stile.it.
Ubicazione
:.Italia :.Lazio :.Roma
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